Sancti et Homines

Sancti et Homines è un progetto fotografico in corso d’opera che descrive il significato che le feste religiose rappresentano in Sicilia nel XXI secolo. Si tratta di una realtà ricca di molteplici sfumature che affondano le radici nelle tradizioni e nelle credenze dei secoli passati; un progetto che racconta situazioni diverse e che tenta di portare alla luce la forma di partecipazione ed il puro sentimento religioso insiti nelle persone fotografate. La mia partecipazione alle feste religiose nasce dalla volontà di non essere un semplice spettatore esterno; al contrario, ho voluto entrare nel vivo della celebrazione per avvicinarmi ai comitati popolari ed incontrare persone disponibili a raccontare non solo l’origine della tradizione, ma anche gli aspetti meramente organizzativi dell’evento quali orari, percorsi, avvenimenti delle passate edizioni e, non per ultimo, il senso di attaccamento alla festa stessa tanto attesa. Il comitato conduce, porta avanti la tradizione popolare da generazione in generazione, fa riemergere per le strade quello che è il mistero della fede; si tratta di un sentimento così intimo che, una volta valicata la soglia della chiesa, questa diventa un’esplosione mista di suoni, colori, luci, grida, sforzo fisico ed espressioni di sofferenza. Ci sono gli spettatori, quelli che sostano sui marciapiedi, sui balconi o alle finestre, i quali partecipano aspettando il passaggio della processione; tanti sono con lo smartphone tra le mani, ma mi è capitato di vedere devoti esternare sentimenti profondi di attaccamento all’esperienza religiosa. Infine ci sono gli oggetti sacri: croci, corone, bandiere, ceri e statue, trasportati o tirati con corde da uomini, donne e animali su fercoli o carri enormi.

Sancti et Homines

Sancti et Homines è un progetto fotografico in corso d’opera che descrive il significato che le feste religiose rappresentano in Sicilia nel XXI secolo. Si tratta di una realtà ricca di molteplici sfumature che affondano le radici nelle tradizioni e nelle credenze dei secoli passati; un progetto che racconta situazioni diverse e che tenta di portare alla luce la forma di partecipazione ed il puro sentimento religioso insiti nelle persone fotografate. La mia partecipazione alle feste religiose nasce dalla volontà di non essere un semplice spettatore esterno; al contrario, ho voluto entrare nel vivo della celebrazione per avvicinarmi ai comitati popolari ed incontrare persone disponibili a raccontare non solo l’origine della tradizione, ma anche gli aspetti meramente organizzativi dell’evento quali orari, percorsi, avvenimenti delle passate edizioni e, non per ultimo, il senso di attaccamento alla festa stessa tanto attesa. Il comitato conduce, porta avanti la tradizione popolare da generazione in generazione, fa riemergere per le strade quello che è il mistero della fede; si tratta di un sentimento così intimo che, una volta valicata la soglia della chiesa, questa diventa un’esplosione mista di suoni, colori, luci, grida, sforzo fisico ed espressioni di sofferenza. Ci sono gli spettatori, quelli che sostano sui marciapiedi, sui balconi o alle finestre, i quali partecipano aspettando il passaggio della processione; tanti sono con lo smartphone tra le mani, ma mi è capitato di vedere devoti esternare sentimenti profondi di attaccamento all’esperienza religiosa. Infine ci sono gli oggetti sacri: croci, corone, bandiere, ceri e statue, trasportati o tirati con corde da uomini, donne e animali su fercoli o carri enormi.